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日志


Il mio specchio d'acqua

  



E' difficile scrivere d'amore senza cadere nel banale.
Ma ieri la mia Beth mi ha "regalato" questo bellissimo video e io non potevo che ricambiare e ringraziare con l'unico modo che conosco.

Per tanti anni ho creduto di avere capito cosa realmente volevo.
I miei passi hanno incrociato quelli di tante altre persone che come me cercavano la loro strada.
Ho allungato la mano verso la felicità e l'ho accarezzata delicatamente per paura di sciuparla,
e quando mi sono reso conto che l'amore è come un rasoio, era ormai troppo tardi.
Io ho camminato sul suo filo, finchè non l'ho sentito tagliarmi...
Il dolore che ho provato è stato acuto ma lento.
Mi ha dato tutto il tempo di pensare a quello che stavo provando.
Solo dopo ho avvertito la potenza dello strappo e mi sono reso conto della profondità della ferita.
Ero solo alla ricerca di qualcuno che portasse i suoi colori nel mio grigio.
Avevo la polvere negli occhi, così tanta da farmi piangere,
il respiro ansimante a gonfiarmi il petto, per la paura e l'incertezza.
Non capivo più cosa avessi intenzione di fare.
Qualcuno mi ha detto per il mio bene,
"Ora sei un uomo, devi cambiare, devi pensare solo a te stesso e alla tua vita."
Ma io credevo che il libro della mia vita fosse chiuso per sempre.
La mia mente era ormai cieca,
la mia anima era morta,
il mio cuore fermo.
Ogni giorno, vedevo scendere la notte fuori,
eppure dentro era tutto ancora più freddo, ancora più buio.
In cielo c'erano le stelle e la luna ad illuminare la sera,
mentre la mia unica luce era ormai spenta come la piccola flebile fiamma dell'ultimo cerino,
soffocata da un gelido soffio di vento.
Così era cominciato il mio inverno più rigido.
E' allora che ho deciso di lasciare il mio porto e di andare lontano,
dove nessuno poteva riconoscere il mio dolore,
dove niente poteva precipitare nel baratro della mia disperazione.
Pensavo che l'unica cosa giusta fosse restare con la mia solitudine,
per capirmi, per curarmi, per provare ad accettare quei perché
che si accumulavano nel vuoto dentro di me e per cui non ci sarà mai risposta.
Finché una sera non ho visto la tua luce...
Come un faro nella nebbia,
mi ha abbagliato e poi ha dissolto la mia ombra.
Non sapevo cosa avessi intenzione di fare con me,
quanto forte sospirasse il tuo Amore,
quanto si muovesse con passo deciso e sicuro verso la meta.
Ho solo guardato nei tuoi occhi, e come in uno specchio d'acqua ho visto il mio riflesso.
All'inizio sembrava tremolante, ma via via s'è fatto più nitido.
E quel calore che mancava da troppo tempo è tornato a scaldarmi.
Il mio vagabondare è approdato tra le tue braccia accoglienti e ho capito che volevo fermarmi con te.
Dove avevo sicurezza, dove avevo affetto, dove avrei trovato sempre il tuo sorriso luminoso.
C'erano una volta e ci saranno ancora, il giorno e la notte,
che s'inseguono da sempre, amandosi così, senza poter mai diventare davvero una cosa sola.
Eppure c'è un momento, all'alba e al tramonto,
in cui io li vedo stringersi in un abbraccio e perdersi entrambi, diventando indivisibili.
Osservarli è un'emozione unica e così spettacolare da essere indescrivibile.
Ci sono cose al mondo che hanno un potere incredibile.
I tuoi baci hanno fatto tremare il mostro,
hanno ucciso tutto il male che intrappolava il mio corpo in una gabbia d'argento.
Tu hai liberato i pensieri, rendendoli leggeri come sogni...
E' difficile tornare a fidarsi dell'amore dopo che ti ha pugnalato al cuore.
Ma a volte capita che uno specchio d'acqua possa accendere un fuoco in un'anima già spenta.
Perciò, nulla è impossibile che accada,
si può partire, si può tornare e soprattutto restare,
se stare stretti in un abbraccio è come essere a casa.


Ombre e polvere


Erano le 3:30 circa e la terra ha tremato anche sotto i miei piedi.
Una vera e propria onda che ha fatto oscillare ogni cosa per diverso tempo, più di quanto avessi potuto immaginare.
"Ora smette..." Pensavo tra me e me. Invece avevo il tempo di rendermi conto che ancora non accennava ad esaurirsi.
Passano trenta secondi apocalittici, con il boato nelle orecchie... e migliaia di persone hanno avuto la vita stravolta da qualcosa cui sanno dare un nome ma che non sapranno mai descrivere in tutto il suo orrore.
Chi non resta sepolto sotto le macerie della propria casa, perde tutto ciò che aveva, a volte lascia nella polvere una parte del proprio cuore.
E rischia di perdere la speranza di tornare ad una vita normale.
Una volta ci si raccontava esperienze così terrificanti con uomini protagonisti di atti eroici semplicissimi, mossi dalla più sincera solidarietà.
Si credeva a tutto, pur senza avere visto direttamente. Si immaginava quell'esperienza terribile sperando che restasse il più lontano possibile da noi.
Oggi invece è difficile non sentirsi coinvolti direttamente. Attraverso i mass media, si tocca con mano tutto il dolore di chi vive una tragedia che, anche ai più insensibili, è in grado di strizzare il cuore fino a fare uscire una lacrima a piè di ciglio.
Per tutto il giorno ci sono stati giornalisti rattristati che hanno intervistato persone distrutte dal lutto e dalla paura.
Non mi ci vuole molto per capire che in paesi così piccoli come quelli colpiti da queste calamità, è difficile che resti intatta anche una sola famiglia.
E poi sento la notizia di uno studioso che aveva calcolato perfettamente la potenza del sisma, prevenendone l'arrivo imminente  e che nel momento in cui voleva comunicarlo al mondo, si era visto recapitare un avviso di garanzia. 
E subito dopo i politici chiedono che le polemiche vengano rimandate e che ci si preoccupi solo di riparare ai danni.
Si certo, ma quanta rabbia fa sapere che forse certi danni si potevano evitare e che 150 persone si potevano salvare?
La potenza della tecnologia ci mostra il mondo per come è, ci mostra le catastrofi, il loro effetto devastante, le reazioni strazianti delle vittime e poi, ci mostra anche qualcosa di più scomodo come un'indiscrezione su un allarme già dato che è stato superficialmente sottovalutato.
Ma ormai quello che poteva essere fatto non è stato fatto. L'unica cosa che si può fare è aiutare.
La natura dimostra per l'ennesima volta di essere immensamente più forte di noi. Ma perchè noi siamo per l'ennesima volta impreparati.
Questa sarà la prima notte dopo il sisma, le tende non sono ancora pronte per tutti, fanno 3°C e piove.
Come se non bastasse, gli sciacalli cominciano a razziare le case di quei poveri disgraziati che non hanno più una porta di casa.

Ma non ci si arrende ancora, c'è qualche speranza di ritrovare sopravvissuti e per tutta la notte, ininterrottamente, la protezione civile lavorerà con impegno.
Mi sembra ingiusta una sofferenza così grande e mi innervosisce sapere che i miei perchè non troveranno mai risposta.
Quante vite spezzate in modo così incomprensibile... nessuno a cui dare la colpa e una ferita profonda e indelebile nel cuore di un paese che per l'ennesima volta piange i suoi innocenti morti.
Siamo solo ombre e polvere... ma vogliamo credere che qualcuno asciugherà le nostre lacrime. 




 

Resta qui con me.



So di dovermi scusare con tutti i miei amici lettori per non essere stato molto presente in questi giorni.
Il dovere è tanto, il lavoro impegna e certe cose spesso sono constretto a metterle in secondo piano, anche se il pensiero ricorre continuamente a tutto ciò che mi sta a cuore e a coloro che sono così gentili da impiegare parte del loro tempo ad interpretare i post del mio blog...
Alcuni di loro leggono soltanto, restando nell'ombra, qualcuno più coraggioso commenta anche, rendendomi ancora più felice, qualcun'altro infine si trova qui per caso e così come è arrivato, se ne và per non tornare.  
Voglio ringraziare tutti per l'affetto che alcuni mi dimostrano, e per quello che alcuni non riescono o che neanche vogliono dimostrare.

Mi sono reso conto che anche quando sembra che la gente non abbia minimamente bisogno di aiuto, può essere in realtà in cerca di un contatto per confrontarsi, come se sotto sotto ognuno di noi volesse essere ascoltato, nonostante sia restio a parlare di sè.
Anche perchè non è facile dosare le emozioni, ma la vita che conduciamo oggi è così frenetica da costringerci a trascurarci reciprocamente.
Alcune volte basta pensarsi con una certa intensità per richiamare le attenzioni, altre invece ti accorgi che nemmeno un urlo riuscirebbe a farsi sentire.
E c'è chi preferisce ignorarsi e rimandare continuamente il momento in cui necessariamente i nodi vengono al pettine e a forza di tirare, ci si fa davvero male.
Ma non è solo che non c'è tempo, è che si perde la voglia. Per pigrizia, per leggerezza... chi si mette più al tavolo a costringere i parenti o gli amici a sedersi e ad ascoltare? Parlare risolve tante cose, calma i nervi, permette di trovare soluzioni ai problemi, fa anche bene al cuore...
Eppure la cosa più facile da fare è posticipare tutto a quando ci sarà un motivo valido per farlo, quando il motivo valido per farlo è già il fatto che si accampino scuse per rimandare.
Solo che  personalmente eviterei di confrontarmi troppo perchè so già che non saprei frenarmi, schiaffando in faccia agli altri il mio sincerissimo punto di vista. Che sia giusto o sbagliato, questo sono pronto a verificarlo mettendomi in discussione, ma una volta partito, non sono in grado di mordermi la lingua e trattenere tutto dentro.
Io mi sento incapace di dimostrare certi sentimenti... Mi confondono, mi paralizzano.
E così per evitare di essere frainteso, dovrei stare zitto ma non ci riesco sempre.
Specialmente quando c'è di mezzo il mio cuore e la persona che più amo al mondo.
E' allora che probabilmente sbaglio ancora di più e mi sento quasi ridicolo...
Nonostante tanta gente dica di apprezzare la sincerità e il mio modo di rivelare sempre come sono, dica di stimarmi per questa mia capacità di esprimere sempre il mio punto di vista, ci sono volte in cui vorrei non essere così trasparente.
Se io, scuotendo la testa, penso di non avere dato il massimo e di poter fare sempre le cose in modo migliore, cercando la strada più giusta, sento comunque una flebile voce che ripete incessantemente "Fai tutto a modo tuo e le cose rispecchieranno il tuo modo di essere."
Il problema è che non sempre mi sta bene che mi rispecchino.
Talvolta vorrei potermi schermare in qualche modo, saper montare su una maschera e celarmi agli occhi di tutti, come chi non dica sempre ciò che pensa, ma ciò che è giusto, che sa quando tacere, quando è il momento di agire e quando di fermarsi.
Ma evidentemente  non sono così bravo a congelare i miei sentimenti.
Penso a come potrebbe essere se avessi la capacità di giudicare quello che sento e vedo, per farlo mio, ma cambiandolo a mio uso.
Poi però mi viene un altro pensiero che mi irrita ancora di più.
Non voglio diventare un manipolatore, nè tanto meno una persona convinta di avere capito tutto e di avere le risposte ad ogni domanda.
Non mi sono mai piaciute le persone così, non sanno guardare oltre il loro naso e credono che la loro Verità debba necessariamente essere quella di tutti.
Forse è meglio essere spietatamente sinceri che moderatamente ipocriti e falsi.
E anche se a fare del bene non c'è compenso, preferisco che mi si ritenga un povero ingenuo, che un bastardo approfittatore di ogni situazione. 
Sono così e sono sempre stato contento di esserlo anche se, lo ammetto, fa molto male e da grossi problemi.

E visto che manca poco a Pasqua, c'è ancora una considerazione che ritengo di dover fare.
Se esiste Dio da qualche parte, sul suo tavolo c'è il cuore di una prostituta, il mazzolino di fiori di una bambina, un biglietto di ringraziamento e una lettera accorata di supplica. C'è una montagna di documenti da ratificare e un libretto di preghiere consumato dall'uso, il pallone di un bambino e ci sono persino i progetti di un ingenuo politico. Magari nel cestino, in qualche angolo del suo ufficio, c'è anche il mio ultimo telegramma con su scritto:
Ripassa appena puoi.

Già... E nel frattempo mi godo ogni singolo istante di questa beatitudine che non mi sono mai meritato.

Muiono nello stesso respiro, gli amanti.
Vivono nello stesso sogno, gli amanti.
E poi si addormentano abbracciati e si svegliano in un nuovo paradiso.  Insieme.